Fuori dalle frustrazioni, dalle violenze verbali e non, dalle contraddizioni, dalle masturbazioni mentali. Uscire nel mondo di fuori, quello reale: delle strade, del sole, dei colori, dei mercati.


lunedì, giugno 27, 2005

CHI LO DICE AL CAVALIERE ED AI SUOI?

Ahmadinejad, il neo presidente dell'Iran, lo ha detto nel suo primo discorso dopo l'elezione:

"Il nostro è un sistema democratico, il potere politico e quello giudiziario sono distinti, sarei un dittatore se mi intromettessi nelle decisioni dei giudici."

Il ministro Castelli è invitato alla cerimonia di insediamento a Teheran. Alla copertura delle spese ci penserà la Moratti con il capitolo "gite didattiche".

postato da ilmondodifuori | 23:40 | commenti (4)

IO LA PENSO COSI'

senza insulti e contumelie (da)

la Repubblica 

 Sabato 25 giugno 2005

 

  Ciampi difende lo Stato laico

  di MASSIMO GIANNINI

 (In prima pagina). SOLO dieci giorni dopo il naufragio del refe­rendum contro una legge ideologica e inte­gralista sulla fecondazione assistita, è Car­lo Azeglio Ciampi a offrire una scialuppa di sal­vataggio all'Italia laica uscita umiliata da quel non-voto, dettato da un'oggettiva difficoltà di comprensione di molti, e da una fuga pilatesca dalla ragione e dalle responsabilità di alcuni. Con poche parole, pronunciate davanti al Papa in visita al Quirinale, il presidente della Repub­blica ha ristabilito una gerarchia funzionale tra i valori costituzionali e i principi religiosi. Ha rimarcato il confine tra lo "Stato civile» (nel quale tutti si possono riconoscere, in nome del plura­lismo delle fedi e delle convinzioni) e lo "Stato etico» (al quale tutti devono aderire, in nome di un pensiero unico imposto dall'alto). "Con or­goglio- ha detto-affermo come presidente e co­me cittadino la laicità della Repubblica italia­na... L'articolo 7 della Costituzione italiana reci­ta: "Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani".

(Seguito a pagina 17). LA NECESSARIA distinzione tra il credo religioso di ciascuno e la vita della comunità civile regolata dalle leggi della Repubblica - ha proseguito Ciampi ha consolidato nei decenni una profonda concordia tra Stato e Chiesa... La delimitazione dei rispettivi ambiti rafforza la capacità delle autorità della Repubblica e delle autorità religiose di svolgere appieno le rispettive missioni...». Meglio di così non si poteva dire. A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio. Sarebbero affermazioni scontate in qualunque altra democrazia del mondo. Ma in questo Paese, evidentemente, non lo sono mai abbastanza. E come accadde a Oscar Luigi Scalfaro nel lontano 1998 (quando; in un' altra visita di un Pontefice sul Colle, disse a Papa Wojtyla che «la laicità dello Stato è presupposto di libertà ed eguaglianza per ogni fede religiosa...» e «nella nostra diretta responsabilità è la scelta politica e l'amministrare la cosa pubblica... ») queste parole potevano arrivare solo da Ciampi. Il praticante che va a messa tutte le domeniche, ma che il 13 giugno è andato a votare alle 8 e 30 insieme alla moglie. Proprio mentre su di lui, sui partiti e sulle istituzioni, sui cattolici adulti e su quelli adolescenti, sugli astensionisti sistematici e sugli apatici anti-politici, pendevano l'appello di Ruini e la fatwa degli atei-devoti, dei teocon alle vongole, dei "cristianisti" di casa nostra. Tutti mobilitati questi ultimi, a trasformare un confronto civico su una legge dello Stato in uno scontro di civiltà sulla vita e sulla morte. In un conflitto simbolico, titanico e quasi definitivo, tra l'élite sbandata e autoreferenziale dei miscredenti del "politicamente corretto" e la massa spaurita ma ansiosa di ritrovare, tra le braccia aperte di Madre Chiesa, la "risposta forte" che manca. Non solo al bisogno di fede, ma anche al deficit di politica.

 Ciampi fa piazza pulita di questa nuova forma di manicheismo, che ha sfruttato mediaticamente Wojtyla e che oggi strumentalizza politicamente Ratzinger. Spazza via questa malintesa idea di un "neo-illuminismo" occidentale, accidioso e agnostico, che usa tutto quello che trova, da Galileo e Barsanufio, da Bertrand Russell a Jurgen Habermas, per snocciolare i suoi anatemi da moderna Ecclesiaste: ogni laico è un relativista, ogni relativista è un ateo, ogni ateo è un disperato. Senza morale, senza cultura, senza ideali. "Un pozzo che guarda il cielo», per dirla con le parole di fine Anni 20 di Fernando Pessoa. "Un ghetto di soggettività» per dirla con le parole dell'agosto 2004 (ancora una volta strumentalizzate) dell'ex prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede.

 Ciampi ridà voce a quell'Italia che dice "non ci sto». A quell'Italia che rifiuta l'inesorabile logica, binaria e apocalittica, dei nuovi Torquemada folgorati sulla via di Damasco. Che respinge insieme gli scontri di civiltà e le guerre di religione. Ridà voce a quell'Italia che non contesta alla Chiesa il diritto di fare la sua parte, con orgoglio e a viso aperto. E anche di condurre le sue «battaglie di rievangelizzazione», con gli strumenti che ha e con gli argomenti che vuole.

 Ma a quella Chiesa, e ai troppi politicanti che per pavido cinismo o per opportunistica convenienza ne hanno mutuato i messaggi, ricorda che anche la laicità (e non il laicismo) è un valore statuale da difendere, perché è il caposaldo della democrazia e l' antidoto contro tutti gli integralismi. Perché è esattamente quel valore che permette al Pontefice di professare sul campo (possibilmente senza invaderlo) i suoi richiami: il primato della vita, la coppia fondata sul matrimonio e sui figli, la scuola privata. E esattamente quel valore che consente alla Conferenza episcopale la libera scelta di "svilirsi", giocando sul territorio in competizione e su un piano di pari dignità con tutte le altre componenti della società civile: istituzioni, partiti, sindacati, agenzie culturali, confessioni religiose.

 Allo Stato compete l'onere della decisione politica. Se è il caso, e là dove è possibile, anche sulla base di quel «bene comune dei cittadini» e di quella "condivisione dei valori fondamentali» che il capo dello Stato ha voluto rammentare a Benedetto XVI: "il rispetto della dignità e dei diritti di ogni essere umano, la famiglia, la solidarietà, la pace».

 E’ un modo, anche questo, per riscattare quanti hanno vissuto con disagio la disfatta sulla procreazione. Quando è sembrato che, nella lotta impari tra il sacro e il profano, tra il drammatico «sulla vita non si vota» e il pragmatico «decide la scienza», si stessero confrontando il valore vero (strenuamente gridato dagli strani “cristiani rinati" sotto le insegne vaticane) e un valore zero (timidamente balbettato dai flaccidi laici riuniti sotto le insegne referendarie). Ed è un modo, anche, per fissare qualche serio paletto in vista delle discussioni future, in Parlamento e fuori. Sulla stessa fecondazione, dove non sarà inutile tentare di rivendicare ancora una volta i diritti delle coppie sterili, anche rispetto agli embrioni. E poi, se serve, anche sull'aborto, dove non è mai inutile riaffermare il diritto alla salute della donna, anche rispetto al feto.

 La laicità non è morta, con il 13 giugno. Lo Stato costituzionale è la casa di tutti, non una cattedrale per pochi. La sinistra lo sa, perché quello Stato ha concorso a costruirlo. E come ci ricorda Norberto Bobbio, anche in tempi di identità confuse e rimescolate, ha frecce al suo arco, da lanciare nel cielo dei valori che ora sembra abusivamente occupato dalla destra neo-clericale: giustizia. solidarietà. uguaglianza. I diritti non sono la sterile vetrina del formalismo giuridico keynesiano, sulla quale l’Occidente moderno rispecchia il suo vuoto interiore. Ma sono la frontiera sulla quale ogni giorno, attraverso un bilanciamento faticoso ma fruttuoso, si difendono allo stesso tempo la libertà e la democrazia, e si tutelano allo stesso modo le maggioranze e le minoranze.

 Insieme alla Chiesa, se si può. Ma senza la sua benedizione, se si deve.

postato da ilmondodifuori | 11:35 | commenti

martedì, giugno 14, 2005

VERGOGNA

Il sentimento che provo in questi giorni non è la rabbia o l'amaro della sconfitta. E' la vergogna: vergogna di vivere in un Paese in cui l'ipocrisia, l'ambiguità, la furbizia, il disinteresse, opportunismo sono diventati di colpo  valori da coltivare. Secondo me è grave, specialmente se chi li coltiva è chi si arroga il diritto di essere l'interprete esclusivo dell'etica.

postato da ilmondodifuori | 22:11 | commenti (2)

domenica, maggio 01, 2005

SENZA COMMENTI, MA CON UN PO' DI PREOCCUPAZIONE

Riproduco tale e quale da una delle tante informative che arrivano per e-mail, verrebbe da dire: non è vero però un pò ci credo:

"Se vostro figlio, il vostro partner o qualcuno fra i colleghi dovesse dare segni di una particolare pigrizia, cosmica stanchezza e incapacità di concentrarsi, la colpa potrebbe essere di quelle bizzarre sigarette aromatizzate che di tanto in tanto l'avete sorpreso a fumare. Questo, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, potrebbe essere vittima di un rapporto troppo stretto e ossessivo con la tecnologia.
A mettere nero su bianco l'imprevedibile teoria non è il titolare di una catena di
coffee shop olandesi né uno dei membri superstiti degli Wailers di Bob Marley. Citato anche da quotidiani del calibro di "The guardian", si tratta del dottor Glenn Wilson, psichiatra del King's College di Londra e fra i responsabili di uno studio ad hoc su un campione di 1.100 volontari commissionato - niente meno - da Hewlett Packard. La ricerca si è focalizzata sul rapporto con la comunicazione in tempo reale in ufficio - fra telefoni e sms, posta elettronica, messaggi istantanei - e ha restituito risultati devastanti.
Wilson non ha usato mezzi termini: il rapporto compulsivo che le cavie hanno sviluppato nei confronti dei tool citati avrebbe molti tratti in comune con la dipendenza dalle sostanze stupefacenti e in particolare dai derivati della canapa. Non solo:tra gli effetti collaterali dello sballo elettronico si conterebbero anche una spossatezza simile a quella causata da una notte in bianco e un calo da 10 punti (in media) del quoziente di intelligenza, più del doppio di quanto registrato presso i più intensivi aficionado del Thc.
Il tutto senza contare l'incidenza in negativo che l'ansia di rispondere al cellulare (o ai
relativi messaggi) e di controllare la casella della "Posta in entrata" avrebbe sulle relazioni sociali.
Nonostante 9 intervistati su 10 pensino che sia molto maleducato interrompere pranzi e conversazioni per dedicarsi alle relazioni digitali (succede a un interpellato su 5), un terzo dei partecipanti all'inchiesta ritiene un tale comportamento "accettabile" e anzi "indice di diligenza ed efficienza". Per nulla d'accordo il dottor Wilson: a suo dire questa sarebbe "la ricetta del pensiero confuso" e condurrebbe a un progressivo impoverimento delle prestazioni professionali.
Qualche mese fa, sul banco degli imputati erano finiti i personal computer: una ricerca effettuata su 100 mila studenti di 15 anni in 31 nazioni aveva svelato come le capacità letterarie e di calcolo di chi non possedeva un Pc fossero mediamente superiori a quelle degli alunni informatizzati."

postato da ilmondodifuori | 15:50 | commenti (4)

lunedì, aprile 04, 2005

CHI LO RICORDA AI COMPAGNI DI MERENDE?

Chi ricorda ai compagni di merende Bush, Blair e Berlusca che il Papa aveva detto :

chi scatena guerre ne risponde dinnanzi a Dio ed agli uomini ?

Le bandiere dei Papa boys ai funerali non dovrebbero essere quelle della PACE?

Non ci spero.

postato da ilmondodifuori | 00:02 | commenti (4)

domenica, marzo 06, 2005

Le indagini 

L'amico George lo ha rassicurato: "faremo sapere quello che è successo in tutti i particolari" . L'amico Silvio, con la faccia più tirata dal solito, ma un pò più tranquillo appende delicatamente la cornetta del telefono.

Il giorno dopo, per capire un pò più sulla dinamica della pioggia di fuoco che è stata riversata sull'auto che doveva portare Giuliana Sgrena e Nicola Calipari in aereoporto, i magistrati italiani chiedono che:

"gli agenti del Ros inviati a Bagdad già da qualche settimana per raccogliere informazioni utili su tutti gli episodi di terrorismo contro gli italiani avvenuti quest'anno, vengano incaricati di riportare s Roma la jeep crivellata dai colpi americani. Il comando Usa di stanza a Bagdad, però, ha spiegato che sulla notte di venerdì è stata aperta una "enquiry" interna e che la vettura è fondamentale per questa inchiesta promessa dallo stesso presidente Bush".

Anche per questo, forse, noi non conosceremo mai la vera dinamica  del "disgraziato incidente". Però alla fine sarà l'amico George a spiegare tutto  all'amico Silvio con "una lunga ed affettuosa telefonata".

Che vogliamo di più.....?

postato da ilmondodifuori | 14:17 | commenti (8)

sabato, marzo 05, 2005

Fuoco "amico"

Questo ed altri avvenimenti  mi fanno venire in mente altri episodi di fuoco "amico" che ci hanno toccato direttamente anni fa. Gli stessi i protagonisti.

Non lo ricorda più nessuno ed anche i libri di storia li raccontano con la voce dei vincitori.

Nessuno ricorda più Cassino o il bombardamento di S.Lorenzo. Lo potrebbero fare i morti, ma loro non parlano.

postato da ilmondodifuori | 15:05 | commenti

lunedì, febbraio 28, 2005

CERSURATO DAI  TG L'OSCAR A "MARE DENTRO"

Ci sarebbe  da lanciare un'altro concorso per l'informazione perduta (vedi post del 22 febbraio sul "caso" Sirchia). Ma ci rinuncio. Ho ricevuto da un socio di LiberaUscita, l'associazione italiana che si sta battendo per la depenalizzazione dell'eutanasia, e volentieri riproduco,  una e- mail che denuncia la censura per omissione adottata dai telegiornali sulla vittoria dell'oscar, come miglior film straniero, del "Mare dentro", stupendo film spagnolo sull'eutanasia.

Ecco qui sotto l'e-mail come l'ho ricevuta.

"Poi mi si dica che la censura non esiste! Forse lo potrà pensare chi crede che per "veline" si intendano solo le tante 'smutandate' che affollano a tutte le ore gli schermi TV. L'ultimo esempio: la vittoria come miglior film straniero di "Mare dentro". TG 1 delle 13.30:  il film viene appena nominato  dal finto-simpaticone Mollica come "film toccante"; televideo Mediaset: totalmente assente; televideo RAI: "il film affronta con coraggio il tema di una persona costretta a letto da 30 anni": e che razza di tema sarebbe? Se non fosse il frutto di una malizia censoria, qualunque alunnetto di terza media subirebbe i giusti rimproveri di un prof. di Italiano!  Tutto questo per censurare e oscurare una questione che prima o poi (spero comunque quanto prima) sarà trattata anche in Italia: l'eutanasia (per saperne di più, senza falsi e ipocriti moralismi: www.liberauscita.it). Questo nome, che tanta ritrosia suscita, viene pronunciato dal TG 3 delle 13.20 (non da quello delle 19.00) nella presentazione del 'servizio', ma la pappetta è la stessa del TG 1.
Clamoroso quanto accade poi nei TG serali: perfino Canale 5, tra l'onnipresente ladruncolo della Fontana di Trevi, cani da adottare e love story tra Carlo e Camilla, riesce a fare meglio dell'omertoso (e ripetitivo) TG 1!!! E vengo a sapere che anche "Million dollar baby", il film pluripremiato di Clint Eastwood, tratta di eutanasia, un "tema tabù  -come afferma la giornalista - nell'America di Bush". Solo nell'America di Bush?"

postato da ilmondodifuori | 21:47 | commenti (9)

domenica, febbraio 27, 2005

LE COLLERE DEGLI DEI 

Da "Colomba" di Dacia Maraini.

"si recano doni per acquietare divinità feroci, per ammorbidire la loro ingordigia di dolore umano. Forse non è nemmeno tanto per ottenere in cambio indulgenza, ma per rabbonirli nelle loro rabbie celesti".

"Gli Dei sono sempre collerici secondo te?"

"Direi di si vanitosi e crudeli, basta leggere l'Iliade. Godono solo quando gli uomini penano. Uno spettacolo delizioso per loro, vedere piangere gli umani: cosa può esaltare di più la loro possanza che quella rimestata e ripetuta sofferenza? Non ne hanno mai abbastanza. Le lacrime umane sono per loro come le gocce di una pioggia tanto attesa su un terreno arso e screpolato. Lacrime salate come è salato il mare, morbide e scivolose, più grate a chi ci guarda dall'alto, di una secca e stupida risata.Una persona che piange ha bisogno di qualcuno che la ascolti, ha bisogno di protezione, di consolazione, di amore. Una persona che piange è cara ai giudici vestiti d'oro perchè quegli occhi lavati saliranno verso le nuvole e cercheranno conferme, agogneranno riparo. Quelle lacrime detergono ogni presunzione, ogni alterigia Gli dei amano appassionatamente chi piange e si raccomanda. E' dolce consolare,  forse più dolce che essere consolati."

postato da ilmondodifuori | 16:01 | commenti (2)

martedì, febbraio 22, 2005

CONCORSO  "CASO" SIRCHIA

Voglio lanciare un concorso. In palio un "ricco" premio scelto a seconda che a vincerlo sia un maschietto o una femminuccia, giovane o anziano/a.

Bisogna rispondere solo a questa domanda: chi ha visto (citando giorno ed ora esatta) qualche servizio della durata di più di 15 secondi, in qualsiasi  telegiornale Rai o Mediaset, trasmesso in prima serata, sul ministro Sirchia e sugli assegni intascati quando, poco prima di essere scelto come ministro dal "Cavalere",  era primario o qualcosa del genere al Policlinico di Milano?

Per saperne di più da "Repubblica" del 4 febbraio :

Milano, agli atti dell'inchiesta sull'acquisto di apparecchiature un versamento di 11mila marchi da una multinazionale Usa
Tangenti sanità, un assegno accusa il ministro Sirchia
di MARCO MENSURATI e LUCA FAZZO

MILANO - Un assegno con la data del 30 giugno 2000, tratto su un conto della Commerzbank di Francoforte sul Meno intestato alla Immucor Incorporation, colosso mondiale delle apparecchiature mediche per il sangue. Importo: undicimila marchi tedeschi. Beneficiario: "Prof. Girolamo Sirchia", all'epoca dirigente dell'ospedale Policlinico di Milano, che pochi mesi dopo sarebbe diventato ministro della Sanità del governo Berlusconi.
È questo il documento che è agli atti dell'indagine milanese condotta dai pm Maurizio Romanelli ed Eugenio Fusco, e che sembra smentire in modo inequivocabile la linea difensiva seguita dal ministro Sirchia da quando il suo nome è comparso nelle carte dell'inchiesta. Da mesi, ormai, i pm sapevano che numerosi primari dei reparti di Immunoematologia di mezza Italia avevano ricevuto generosi ringraziamenti da parte della Immucor negli anni in cui la multinazionale statunitense piazzava i suoi macchinari nei reparti trasfusionali della sanità pubblica.
Due settimane fa, sotto la pressione dell'indagine, i vertici americani di Immucor hanno scelto di collaborare con l'inchiesta, fornendo alla Procura milanese l'elenco completo dei medici cui erano stati versati finanziamenti sotto forma di "consulenze". Un capitolo a parte, in questa documentazione, era dedicata al ministro Sirchia.
"Pagamenti dalla Immucor in assegni intestati a me? Che io mi ricordi, assolutamente no", aveva dichiarato Sirchia il giorno in cui il suo nome era iniziato a circolare, in seguito alla perquisizione disposta dalla Procura milanese nei suoi ex uffici al Policlinico milanese. In realtà, nelle carte si parlava esplicitamente di tre versamenti da undicimila marchi ciascuno (luglio 1999, febbraio 2000 e giugno 2000) nel periodo in cui all'ospedale milanese veniva offerto da Immucor il macchinario I-track.
La smentita di Sirchia era apparsa assai netta, tanto da suscitare la curiosità degli stessi inquirenti. Ma la verifica nelle carte fornite dall'azienda americana ha spazzato via i dubbi: ci sono le fotocopie. Gli assegni venivano emessi dalla filiale tedesca di Immucor, portati attraverso un corriere Ups in Svizzera e qui grazie ad un funzionario della banca Ubs venivano versati su un conto. Ora su quel conto sta partendo la rogatoria della Procura milanese per capire se oltre ai soldi di Immucor altre "consulenze" in nero siano state incassate da Sirchia nel corso di questi anni.

postato da ilmondodifuori | 08:59 | commenti (18)